
La risoluzione del cosiddetto “conflitto di interessi” è il punto chiave dell’attuazione della sovranità reale del cittadino, in quanto “socio” della sua società. A tale risoluzione però non si potrà mai avvenire senza il pensare, il sentire ed il volere del cittadino stesso in merito alla proprie tasche. La “proprietà” spettante al socio di una “società” (“persona giuridica”) consiste nel cosiddetto “credito societario”, scaturente da obbligazione contrattuale secondo l’equazione: come la “società” è proprietaria del patrimonio sociale, così - si dice - il socio è “proprietario” di una quota di tale patrimonio e dei relativi utili, detta “credito societario”, o “credito da obbligazione”, scaturente “legalmente” da contratto. Quando però nella realtà il cittadino - entrando in tale “scaturigine” - vuole davvero farsi socio ha a che fare non con un vero contratto in cui le parti contraenti preesistono al contratto, bensì con una specie di magia, consistente nel cosiddetto “negozio complesso” (che il più delle volte termina con la doppia espropriazione dei sui averi: prima, perché gli si toglie la proprietà, che viene attribuita alla “persona giuridica” all'atto del conferimento della quota; e poi perché si fa dipendere quest’ultima dalle oscillazioni borsistiche, determinate dalle “persone giuridiche” stesse, secondo uno stile di rapina più o meno simile a quello usato da Vanna Marchi: Vanna non è responsabile dei soldi che il credulone versa alla “società a responsabilità limitata”!). Nel negozio complesso infatti il contratto “crea” niente meno che uno dei contraenti! Vale a dire, il contratto si sdoppia, e si contorce progressivamente secondo l’ingrandirsi della “società” , ed è così che entrano in gioco tanto contratti fra persone fisiche costituenti la “persona giuridica”, quanto contratti fra persone fisiche e la già costituita “persona giuridica”. Ma se un contratto crea uno dei contraenti non è forse questa la magia in cui il dio quattrino, sostituendo il Dio trino presente nell’uomo come pensare, sentire e volere, gli impedisce di percepire, intuire e mutare ciò che è assurdo? Infatti, anche ammettendo che sia il patrimonio a far scaturire il contraente “persona giuridica”, è assurdo ammettere che esso faccia scaturire al contempo pure la quota societaria, cioè l'oggetto della loro reciproca obbligazione contrattuale, perché in tal caso il patrimonio sarebbe elemento secondario (in quanto successivo) - dunque non essenziale o primario - della società. Com’è noto, la funzione del contratto è necessariamente quella di accordare i contrasti, o perlomeno le distinzioni degli interessi, dei contraenti. Ebbene, nelle società “persone giuridiche” avviene proprio l’opposto, in quanto l'interesse economico della “persona giuridica” è in conflitto, o comunque è diverso, da quello delle persone fisiche (“soci”) che la compongono! Di fronte a ciò, i politici, anziché risolvere il problema dell’immane danno prodotto dall’invenzione materialistico giuridica della “persona giuridica”, si riempiono la bocca, accusando gli avversari di “conflitti di
interessi”, che in realtà scaturiscono proprio da una forma societaria, che sarebbe, sì, da riformare, ma la cui riforma nessuno vuole: perché così come essa è, permette in definitiva a costoro il loro stipendio “da politici”, trenta o quaranta volta superiore a quello dei cittadini non politici. Questa dinamica perversa, in cui la “persona giuridica”, profittando della propria irresponsabilità o “responsabilità limitata per legge”, domina la persona fisica, manipolandone gli averi è la vera causa del “signoraggio” bancario. Il signoraggio consiste nella differenza tra valore nominale (cifra scritta sulla cartamoneta) e valore intrinseco (costo tipografico) di cartamoneta, creata dal nulla, che la “persona giuridica”, emettendo cartamoneta, pretende: come se si trattasse di restituzione di un prestito. È in tal modo che si crea debito pubblico, altra magia alla Vanna Marchi ma di proporzione planetaria (“corporation” = “persona giuridica”), da usare poi come spauracchio politico per tassare il popolo ignaro. Attraverso l’invenzione della persona giuridica, cioè delle S.p.A con scopo di lucro, la funzione del contratto diventa allora proprio quella di generare conflitto di interessi secondo una contorsione, in cui nessuno osserva che lo scopo (qualsiasi esso sia) è peculiarità assolutamente umana e che, in quanto tale, dovrebbe valere solo se attribuito a persone in carne ed ossa, non a persone “di carta”.
2 Comments:
Ciao, belli i tuoi discorsi, ma faccio fatica a comprenderli. Cosa pensi di Gesù? Come lo inquadri? Persona reale o persona giuridica?
Non credo nell’“inquadramento” di Gesù di Nazaret, detto il Cristo, in quanto non mi è possibile concepirlo come un ritratto, o come un qualsiasi altro “oggetto” che stia fuori dall'essere umano. Solo un essere umano che non è in sé può collocarlo fuori di sé. Proprio perché le confessioni religiose non sono ancora in grado di considerare la realtà cosmica dell’ “Io sono” (cioè del Cristo) come incarnazione capace di fecondare il pianeta attraverso l’evento del Golgota, e precisamente attraverso sangue, la maggior parte dei rapporti umani regolati da diritto romano e canonico, si sta sempre più alterando. Oggi l’ermeneutica viene continuamente ridotta a “dottrina della lingua della fede” (Barbaglio-Dianich, "Nuovo dizionario di teologia", Ed. Paoline, pag. 379) e ciò è limitativo ai fini della ricerca della verità, la quale non prende norme da nessuno, e si lascia scoprire soltanto da chi si dedica ad essa. avendola a cuore. Sta comunque succedendo un fatto nuovo. Di fronte a coloro che pervicacemente continuano a dimostrare con “pensieri, parole, opere e omissioni” la volontà di crocifiggere non solo il corpo fisco ma anche lo spirito del Cristo, il cristianesimo sta risorgendo come “nuovo” diritto reale, cioè come epichéia, predicata da Gesù, e non predicata dai sedicenti ministri di Cristo, nati cattolici e mai divenuti cristiani. Di fatto il cristianesimo deve ancora nascere. E nascerà. Diceva il poeta Coleridge: “Chi ama il cristianesimo più della verità, si accorgerà ben presto di amare la propria setta cristiana più del cristianesimo; e di amare se stesso più della propria setta”.
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