Tuesday, March 28, 2006

POTERE SOCIOECONOMICO DEL MINIMO MEZZO

Il dono interiore del principio socio-economico del minimo mezzo è la più alta capacità dell'essere umano finalizzabile a scopi altamente sociali. Giordano Bruno l’aveva intuito nel “De minimo”. Si tratta della grande forza “domatrice” della cratesiologia. La cratesiologia, da “kratésis”, “dominazione” è la logica delle dinamiche di dominazione dell'uomo sugli uomini, metodi che sono insegnati in modo distorto e compartimentalizzato principalmente in tre discipline: diritto, economia, psicologia, ma che non vengono mai insegnati per quello che sono, cioè COME metodi di dominazione. Si tratta ovviamente di un sapere iniziatico, non tanto nei contenuti, quanto nei collegamenti e nei fini.
Questo potere, presente embrionalmente in ogni coscienza (sindéresi) umana, è connesso alla nostra più conviviale facoltà di farci incontro (esagramma 44) al “sociale”, cioè attraverso la speciale facoltà conoscitiva chiamata da Platone “reminiscenza”. Attraverso la reminiscenza delle capacità altrui si può infatti conferire ulteriori facoltà evolutive ai soci di qualunque ambito sociale. Infatti questa peculiare arte di conferire poteri, detta "maieutica", riguarda l’approccio pedagogico migliore per lo sviluppo reale di tutto l'organismo sociale. Non si tratta di cacciare nella testa della gente dei falsi poteri o dei bisogni, ma di aprire gli occhi (anzi il terzo occhio) e vedere - tanto nei bambini quanto in ogni altro nostro simile - i talenti che ognuno porta in sé dall'incarnazione precedente. Chi capisce questa realtà connessa alla conoscenza del karma, guarisce il "tumore" sociale e opera per lo sviluppo del benessere reale dei soci. Chi non la capisce, continua a scolarizzare vedono negli scolari solo dei sacchi vuoti da riempire di nozioni. Con simili pedagogie si generano solo sudditi succubi, schiavi, gente stressata e malata che può al massimo trovare sollievo col telecomando e/o avvertire che "la vita è tutta un quiz". In tal modo si scotomizza (i.e.: si mette in ombra) proprio attraverso il telecomando ogni talento umano.
La logica delle dinamiche di dominazione dell'uomo sull’uomo è allora mefistofelicamente soddisfatta in chi, governando la gente, diventa potente nella misura in cui la addormenta.
Questo è dunque il potere per eccellenza, la cui comprensione in profondità, promette beneficio non solo al suo portatore ma a tutto l'organismo sociale in cui egli è inserito.
Equità, fraternità, e benessere, dipendono in fondo da tale comprensione.
Chi possiede o vuol possedere questo dono a metà, deve stare all'erta in merito al suo "uso", se non vuole procurarsi svantaggi procedendo con esso alla cieca.
Infatti se, per es., costui è meramente mosso dal solo fine di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, dovrebbe essere poi anche in grado - proprio per non generare iniquità - di trasformare l'aforisma "il fine giustifica i mezzi" nell'altro più saggio che recita "il mezzo ingiusto rende iniquo il fine giusto"(Lutzu); se invece, sempre per fare un esempio, egli è mosso dal mero fine di manipolare egoisticamente le persone, allora non sa ingrandire gli altri, e rischia di incarnare lo spirito mefistofelico (o arimanico, che sostituisce il dio trino col dio quattrino, assoggettando i popoli), la cui volontà è solo quella di inginocchiare il mondo intero.
Si apre così il discorso sui fantasmi. Perché siamo dominati dai fantasmi.
La costituzione fasulla delle cosiddette "persone giuridiche" (per es., le società per azioni con scopo di lucro) non è altro che un esempio percepibile (ovviamente non dai pensatori deboli o da chi sostiene il pensiero debole) dell'uso iniquo di questo potere, e poggia su tale diabolico (mefistofelico) principio di mera manipolazione delle persone attraverso la loro succubanza al lucro, promesso irresponsabilmente da dette "persone giuridiche", appunto, fantasmi.
Chi invece è diligente, o ha integralmente in sé questo dono, riesce con maggiore facilità ad usare questo potere, in quanto il principio economico e sociale del minimo mezzo vive in lui come reale potere fisiologico, in senso genetico: egli, per esempio, sa essere selettivo, e di fronte alla possibilità di vendere come "oro" la sua merce anche se oro non è, e a quella di vendere invece come "merce" il suo oro con l'aggiunta del suo talento nel lavorarlo (ed è risaputo che talento e lavoro, non essendo merce, non hanno prezzo) sceglie quest'ultima opzione. Così facendo, volge a proprio favore le situazioni, le quali ne risultano anch'esse beneficate.
Abile a trovare tutti i possibili mezzi di sopravvivenza, egli potrebbe addirittura sopravvivere senza far nulla di materiale o di faticoso, nella misura in cui è attirato da lavori immateriali e ciò nonostante capaci di offrire una vita dignitosa. Egli è dunque potenzialmente anche un ottimo manager.
Questo potere umano, riguardando in profondità la reminiscenza, riguarda la sindéresi, termine sconosciuto oggi, dato che il regime materialista tende oggi a rimuoverlo perfino da vocabolari: la sindéresi è il luogo interiore presente in ogni essere umano in cui vive la capacità di discernere AUTONOMAMENTE il bene dal male. L’antico detto “perdere la sindéresi” significava infatti “perdere la ragione”, che è la nuova abitudine umana al cosiddetto pensiero debole!
Ed è, appunto, attraverso reminiscenza sinderetica che ogni essere umano conserva le passate memorie dell'imprinting cellulare genetico. Proprio questa capacità, dunque, rende efficace l'agire umano in base al ricordo delle sue esperienze passate.

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