Monday, March 27, 2006

LA MAGIA NELLA PROTOSTORIA DEL DIRITTO

La categoria di "prediritto", elaborata da Louis Gernet, allievo di Durkheim, indica quell'insieme di pratiche sociali relative al passaggio dal diffondersi di una normatività “grossolana” ad una normatività propriamente giuridica. In tale categoria, un certo spazio è costantemente occupato dalle pratiche magiche e dai saperi che le accompagnano. Per es., la funzione dei pharmakoi si inserisce in quelle tecniche predisposte dalla collettività in risposta ad avvenimenti turbatori dell'ordine (kosmos), e che in seno al diritto appartengono a quei movimenti di transfert emozionale (reato-punizione) che costituiscono sostanzialmente il carattere fondamentale del diritto penale, individuato da Durkheim(1): i pharmakoi venivano selezionati sulla base di segni esteriori (quali malformazioni fisiche) che facevano pensare a forze sovraumane incontrollabili. Espulsi dalla comunità ma nutriti e accuditi ai suoi margini, venivano poi prelevati e uccisi come capri espiatori in occasione di rituali magici, creando un collegamento tra i segni anomali esteriori e gli avvenimenti turbatori di carattere umano (per esempio un omicidio) o naturale (per esempio una siccità o un'inondazione). In greco il termine pharmakon significa infatti tanto “veleno” quanto “rimedio al veleno” e, al maschile “pharmakos” indica il “capro espiatorio” ma anche il “mago”.
Proprio nelle dinamiche dell’“uso” di questa vittima espiatoria è percepibile l'evento originario dell'umana civiltà (Girard). Si noti che il concetto di civiltà nasce storicamente col civis romanus e col fratricidio (Remo deve essere soppresso perché tutti sappiano chi comanda) e con la rapina sequestro di persone (Ratto delle sabine).
Accanto a questi “rimedi” la magia si sovrappone e si confonde con la più ampia categoria di “credenza”, all'interno della quale ovviamente ha un posto di rilievo la religione, mentre prende sempre più piede la concezione della magia come tecnica.
La religione si differenzierà dalla magia rispettivamente in base alla differenza fra dimensione collettiva e dimensione individuale (Mauss): mentre il rito religioso coinvolge la comunità nella sua interezza, essendo i “sacerdoti” del culto mediatori tra l'istanza sacra e quella comunitaria, nella magia si assiste all'appropriazione individuale di una tecnica con virtù pratiche, individuate e precise, a "efficacia immediata". Ma l'importanza delle pratiche magiche, che caratterizzano il processo di relativa emancipazione del singolo dal proprio gruppo omogeneo, consiste soprattutto nel fatto di fornire il presupposto agli istituti fondamentali del "diritto individuale": CONTRATTO e PROPRIETÀ (Paul Huvelin).
Prospettiva pregiuridica sono anche le modalità tipiche della magia quali il "contagio", la "sostituzione", e la "propagazione", riunite da Lévy-Bruhl nel concetto di "partecipazione". Ma a rendere conto di come un determinato "oggetto" possa rientrare a far parte della sfera individuale, secondo la magia di chi possiede, maneggia, e dispone, è il talismano, l’oggetto magico. Di qui la circolazione di beni e prestazioni trova garanzia nello scambio di oggetti magici, veri e propri pegni che si atteggiano a ostaggi nelle mani altrui, conferendo supplemento di fiducia nelle promesse e di certezza nei rapporti, incatenando tra loro successive dimensioni temporali. E il vero talismano magico non è forse, ancora oggi, la cartamoneta “pagabile a vista al portatore”? Siamo davvero evoluti rispetto a ieri? Oggi pubblicisti, mass media e cultura di Stato, a partire dalle scuole elementari fino alle università prospettano in fondo quel talismano come debito, cioè il debito usato come moneta (Keynes), o la "quota societaria" determinata da "obbligazione contrattuale" usata come moneta. Ieri, l'effervescenza della pubblicità rituale offriva garanzia magica per l'eventuale inadempimento: il "pegno", pertinenza fisica di chi lo rilasciava, poteva essere oggetto, da parte di chi lo riceveva, di sortilegi o comunque del pubblico vilipendio. Cosa è cambiato in questi rituali? È cambiato "solo" il fatto che chi rilascia moneta, oggi la presta anche se non potrebbe prestarla in quanto ciò che rilascia è una banconota creata dal nulla, dato che le riserve auree non esistono. Non è magia stampare banconote senza riserva e prestarle?
Ieri almeno, l'efficacia delle conseguenze sortite dai rituali avveniva in contesti sociali dove al concetto di "onore" era delegato il compito di attribuire l'identità, e con essa il DIRITTO ALLA VITA.

“L'“atimia” (la condizione risultante dall'essere stati sottoposti alle pratiche di un determinato rituale) comporta l'abbandono da parte del gruppo, l'allontanamento e la morte, o l'eventuale - tragico - inserimento tra le file dei “pharmakoi”. È come se la magia avesse influito nella costituzione lenta e difficile di determinati atteggiamenti mentali i quali, raggruppandosi in azioni sociali specificamente orientate, avrebbero poi contribuito a costituire vere e proprie "funzioni psicologiche", quali la colpa e la responsabilità, che saranno i concetti portanti delle civiltà giuridiche occidentali da Atene in poi. Da un punto di vista storico la problematizzazione del Giusto (“Dike”) che si osserva nella tragedia e nel clima culturale della polis segnerebbe il passaggio dalla "società della vendetta" alla "società del diritto". L'invenzione, una vera e propria rottura, della città è uno spazio circolare che si dispone attorno a un centro ideale rispetto al quale tutti risultano egualmente distanti e nella giusta posizione per giudicare (“isonomia” e “isogoria”). Inizialmente è lo spazio della divisione del bottino poi quello agonale delle grandi gare pubbliche, dove a ognuno è aperta la possibilità dì impossessarsi di un premio, sarà lo spazio del teatro, del mercato e del processo. Se alla società della vendetta si attaglia la semantica del "dono" con l'obbligatorietà della controprestazione maggiorata all'infinito, alla civiltà del diritto si attaglia la semantica del "terzo" tra due, che aggiudicando, separa, identifica e unisce nella medesima procedura. Il processo giuridico al suo stato nascente è il prototipo dell'utilizzazione di forze non razionali a fini sociali: grazie alla procedura, alla sottomissione del proprio agire a forme determinate (sia pure ordaliche), si consegue il risultato (razionalissimo) di porre fine alla faida”(2).

Gli attuali economisti politicanti del filosofismo ciarliero, cioè del cosiddetto pensiero debole, parlano ancora magicamente di oggetti (e implicitamente di soggetti), riferendosi continuamente al concetto di "partecipazione" che ne postula - viceversa - una radicale indifferenza. Il pensiero è debole, malaticcio, quasi morto. Ed è di reale "in-differenza" che si tratta: oggetto e soggetto sono in-differenti proprio nella loro stessa radicale differenza. Perciò occorre la magia, il rito. Ecco perché il razionalissimo processo giuridico delle nostre aule di giustizia non può fare a meno del giuramento, e configura il suo svolgersi come un rito. Ma anche intendendo il potere nella sua accezione tradizionale, cioè come una relazione gerarchica tra due soggetti di cui uno pretende l'obbedienza dell'altro, è sul concetto di carisma che maggiormente la magia ha influito ed ancora influisce. Le operazioni di certi stregoni (poi medici) e di certi saggi (poi filosofi) hanno consentito l'impadronirsi di stili comportamentali (come le pratiche di ascesi) in grado di conferire uno statuto di diversità-superiorità. La “magia” dei filosofi pitagorici non derivava dal possesso di una dottrina in grado di cogliere la Verità ma dalla pratica di anamnesi che consentiva di ricordare le vite precedenti. In tal modo era tracciata la via conoscitiva del karma, che doveva essere l’unico reale “rimedio” per l’organismo sociale del pianeta. Erodoto ne parla chiaramente quando riferisce dei costumi persiani e in particolare della figura dello stregone “magus” che riesce a prevedere il futuro e che è in grande considerazione presso la sua gente.
Il “poter-fare” del mago conferisce uno status sociale alla propria persona, e contemporaneamente il DIRITTO in via di razionalizzazione ne sfrutta le potenzialità: il cadavere porta i segni di chi lo ha ucciso. Dunque al mago il compito della loro lettura.

“La memoria che le pratiche magiche contribuiscono a consolidare come nuovo strumento orientativo delle relazioni sociali comincerà a svolgere funzione di testimonianza, colonizzando al diritto un'ulteriore, incerta, dimensione temporale. Nella prospettiva della tecnica, all'interno della quale ci siamo finora mossi, la magia è in qualche maniera vicina alla scienza, per la sua vocazione pratica, intenta al raggiungimento di risultati efficaci. Ma la sua strategia epistemica si discosta da quella della scienza, soprattutto nel fatto che mentre questa è falsificabile, e quindi disposta ad apprendere dai propri errori per modificare le proprie ipotesi, la magia, che in ciò è simile invece al diritto, tiene ferma la propria aspettativa anche di fronte a una realtà che ne contraddice gli assunti, agendo su un piano meta-fattuale”(3).

Che la magia sia matrice storica ed elemento vivo del diritto, è dato dal fatto che ancora oggi, ignorata o irrisa, poggia sull’istanza "irrazionale" con cui il diritto ficca il becco nell’economia, e sulla dimensione "partecipativa" con cui i politicastri catechizzano il popolo convincendolo alla legittimità truffaldina del potere di Cesare, anzi del suo fantasma, in quanto la sua persona, che in regime di democrazia e storicamente non dovrebbe esistere più, è stata magicamente ricreata come “persona giuridica”.

(1) Davide de Sanctis in “Italia magica” di Nicoletta Rocca, Ed. Castelvecchi, Roma, 2005.
(2) Nicoletta Rocca, “Italia magica”, Ed. Castelvecchi, Roma, 2005.
(3) Davide de Sanctis in “Italia magica”, op. cit.

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