FINTO DUELLO TRA PRODI E BERLUSCONI
Da una parte vi è dunque la volpe che dice di diminuire le tasse in favore della ripresa economica. Dall’altra vi è il gatto che, invece, vuole fare pagare le tasse a tutti, istituendone una nuova, detta “Patrimoniale”, ma sempre in favore di detta ripresa.
La volpe si oppone dicendo che ciò non è giusto perché con la nuova tassa “Patrimoniale” si intaccherebbe il “Capitale”. Il gatto vuole invece prendere i soldi a coloro che sono più ricchi per istituire una maggiore giustizia sociale.
Ambedue però hanno torto, in quanto la volpe per diminuire le tasse è obbligata a togliere soldi alla sanità, alla scuola, insomma ai servizi che lo Stato dice di fornire ai suoi cittadini e il gatto oltre alle tasse “normali” ne aggiunge un’altra per favorire i cittadini!?
Tutti perciò ci accorgiamo che:
- se governa la volpe dobbiamo pagarci le medicine, l’ospedale, ed ogni altro servizio cosiddetto sociale;
- se invece governa il gatto, oltre alle “normali” imposte il cittadino si ritrova anche la nuova imposta “Patrimoniale”.
Per cui il popolo si dividerà, e voterà o per il gatto o per la volpe, credendo di votare in base alla propria convenienza.
Ma non è così.
Il burattino Pinocchio infatti, cioè il cittadino, rimarrà burattino come nella favola, quando ascoltò il consiglio: le tue quattro monete “potrebbero diventare domani mille e duemila! Perché non dai retta al mio consiglio? Perché non vai a seminarle nel Campo dei miracoli?” (Carlo Collodi, "Pinocchio", Ed. Salani, 1995). Pinocchio semina le sue quattro monete nel campo dei miracoli su indicazione del gatto (lo Stato socialista) e della volpe (lo Stato capitalista), e se ne torna gongolando al luogo della buca chiedendosi quante migliaia di monete troverà sull'albero cresciuto dove aveva seminato i soldi "investiti" con grande fiducia. La storia in definitiva finisce così: “Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d'oro. Pigliatelo e mettetelo in prigione. Il burattino rimase di princisbecco e voleva protestare, ma i gendarmi gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia"(ibid.). La colpa di Pinocchio è il torto imperdonabile di farsi derubare, esattamente come i "burattini" d'oggi, che si fidano delle banche di Stato, sostenute da entrambi gli schieramenti politici, che anziché essere pubbliche sono società per azioni private con scopo di lucro.
I burattini d'oggi sono appunto coloro che costituiscono il "popolo bue", gli uomini senza meraviglia, quelli che Pound chiamava "uomini di marmo" ("gli uomini di marmo trapasseranno nel nulla") ("Canti pisani") e che sono ben rappresentati dalle facce televisive squadrate alla Prodi o mummificate alla Berlusconi.
Il futuro della politica non è in nessuna di queste due posizioni.
Dato che il ‘900 ha visto il crollo del comunismo perché ne ha sperimentato il fallimento, e allo stesso tempo il capitalismo dimostra di non avere risolto, nonostante il benessere, i problemi della fame, è necessario proporre soluzioni nuove che tengano conto di questi dati di fatto.
Occorre perciò prendere il buono del capitalismo e il buono del socialismo, unirli, ed elaborare una nuova concezione politico-sociale che metta al primo posto l’essere umano in base al quale tutto l’organismo sociale deve organizzarsi e funzionare per il suo bene.
Si dovrebbe partire dunque dall’unire la liberalizzazione dell’economia alla fraternità.
Oggi non è più un’utopia.
E come si può realizzare il connubio capitalismo-socialismo che ai più pare un’impossibilità?
Si può realizzare tramite l’abolizione di tutte le imposte, che saranno sostituite da un’UNICA imposta da applicare alla moneta all’atto stesso dell’emissione. Solo così vi può essere la certezza della giustizia fiscale. E solo questa “patrimoniale” può avere senso.
Non ha senso invece che il gatto dica “Mettiamo una nuova tassa, la ‘Patrimoniale’” e la volpe risponda: “No. Perché se no si intacca il capitale”.
Una fiscalità patrimoniale è sensata infatti solo in quanto monetaria (decurtazione di una percentuale sul valore della moneta all’atto stesso della sua emissione), ma allora nella misura in cui essa sostituisca l’attuale fiscalità (reddituale). Non è sensata invece se alle pesanti tasse reddituali che già impediscono la vita, aggiungiamo ancora una nuova tassa “patrimoniale”, come vorrebbe il gatto.
Il passaggio dalla fiscalità reddituale alla fiscalità patrimoniale così intesa non è altro che il “pescare” i prelievi dal capitale anziché dal reddito, come invece non vorrebbe la volpe.
Credo che non farò in tempo a vivere abbastanza per vedere che ciò si realizzerà, ma sono sicuro che ciò si realizzerà. Perché se perfino i vegetali crescono verso la luce anche l’uomo vegetativo pian piano si accorgerà che la chiara luce dello stato di veglia è di gran lunga preferibile alle tenebre.


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