Art. 2247 e 2° comma dell'art. 2253 del codice civile
La capacità di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, è oggi espresso da un principio economico detto "del minimo mezzo", la cui essenza non è giuridica, ma viene impropriamente, cioè furtivamente, surrettiziamente, assegnata al diritto, per cui tale principio economico è detto anche "principio di diritto commerciale".Si tratta del principio, assunto come criterio normativo dal 2° comma dell'art. 2253 del codice civile, che recita: "Se i conferimenti non sono determinati, SI PRESUME CHE I SOCI SIANO OBBLIGATI A CONFERIRE […] QUANTO È NECESSARIO PER IL CONSEGUIMENTO DELLO SCOPO SOCIALE".
Ciò che sfugge oggi al pensiero debole del materialismo giuridico di tutto il pianeta in merito alla cosiddetta "persona giuridica" - vale a dire alle società per azioni con scopo di lucro, è che LO SCOPO È IL LUCRO DEI SOCI, NON DELLE SOCIETÀ. Sfugge altresì che scopo, mezzo, e criterio per raggiungerlo, sono di natura economica, non giuridica. Di conseguenza anche il conferimento delle cosiddette quote sociali sarebbe sensato solo se realizzato secondo il principio del minimo mezzo, la cui natura è anch'essa economica e non giuridica. Infatti l'art. 2247 del codice civile recita: "Con il contratto di società due o più PERSONE conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili".
Dunque LO SCOPO È IL LUCRO DELLE PERSONE, NON DELLE SOCIETÀ.
Nella misura in cui invece siamo obbligati ad associarci, culturalmente o economicamente, tirando in ballo diritti di proprietà costituiamo società astratte, "persone giuridiche", veri e propri mostri giuridici, fantasmi giuridici, che in pratica "pelano" i cittadini, dopo averli convinti attraverso le scuole di Stato (dalle scuole primarie fino alle università, che in realtà sono scuole anti-universalità e dunque anti-uomo) e attraverso i mass media, che la responsabilità limitata di dette società è più importante di quella delle persone in carne ed ossa.
In altre parole: attraverso l'introduzione della “persona giuridica”, come divinità delle persone fisiche, si producono schiavi scientificamente persuasi che "società", Stato, e sistema bancario, sono il nuovo dio da servire!
Qui sta il nervo scoperto del supercapitalismo occulto: l'accettazione supina del fatto “politicamente corretto” che la persona, cosiddetta "cittadino", sia signoreggiata dal fantasma giuridico della persona, cosiddetta “giuridica”.
Da questo punto di vista, è evidente che la truffa del reddito del “signoraggio bancario” a mero uso di chi emette monopolisticamente e monopsonicamente moneta, è conseguente e non precedente tale accettazione dell'uomo a lasciarsi manipolare dall'uomo. Perciò è assolutamente inutile combattere il signoraggio attraverso i criteri mefistofelici di chi schiavizza, per esempio attraverso nuovi partiti o nuove istituzioni di “persone giuridiche”. È inutile in quanto, così facendo, si combatte il male credendolo esterno. Invece occorre lavorare in se stessi.
La Terra è dura ma non è un pianeta cattivo. Ci dà il pane… Il mondo non è cattivo. L'esistenza dei manipolatori di capitali, del denaro sporco, della tratta dei bambini, della droga S.p.A, della banca vaticana (IOR), delle guerre, ecc., non sono la dimostrazione che il mondo è cattiva, ma semplicemente che l'uomo non usa il pensiero “mondo”, mondato da ciò che non è valido per tutti, cioè universale, e si crede legittimato a pensare in modo immondo.
Come nello Stato socialista la proprietà è dello Stato e non dei cittadini, così nel Super Stato del capitalismo occulto, essenzialmente cartaceo - che è quello dei fantasmi delle società dette “persone giuridiche”, ecc. - la proprietà è, appunto, dello Stato dei fantasmi (società dette “persone giuridiche”, ecc.) e non dei soci.
Ecco perché le banche centrali, in quanto persone giuridiche, sono fatte credere pubbliche, mentre sappiamo tutti che sono S.p.A. con scopo di lucro, dunque non pubbliche.
Oggi dovrebbe essere il tempo in cui la confusione tra "giuridico" ed "economico" dovrebbe essere chiarita.
Ciò dipende solo dall'evoluzione dell’autocoscienza umana, cioè esclusivamente dal nostro grado di consapevolezza del potere socio-economico del minimo mezzo, che alberghiamo in noi. Chi riesce a comprendere il principio di questo potere, acquista personale sovranità.
Il “cittadino sovrano” non è qualcosa che può provenire dal mondo esterno, attraverso carta. Viene dal mondo interno, cioè dalla mia e tua percezione che per conseguire lo scopo commerciale, non è necessario alcun diritto di proprietà.
Io posso benissimo suonare col tuo pianoforte e generare commercio nel locale che tu gestisci. Non ho alcun bisogno di carte di diritto di proprietà per accorgermi che tu sei il proprietario.
E dato che l'attività commerciale consiste nella produzione e nello scambio, è possibile produrre senza bisogno di diritti di proprietà relativi ai mezzi patrimoniali, proprio perché la produzione è un procedimento che, creando utilità, trasforma e aumenta il patrimonio nell'interesse del proprietario (da tale interesse viene anche il mio interesse: facendo musica col tuo pianoforte e nel tuo locale, ovviamente sarò ricompensato; l’idea di rubarti pianoforte e locale è per me essere umano un’assurdità).
Ed è anche possibile lo scambio, cioè vendere la cosa altrui, senza alcuna carta del diritto di proprietà della casa venduta: se io faccio il rappresentante di un prodotto non ho bisogno della carta del diritto di proprietà di quel prodotto per venderlo, perché so in me stesso che sono il rappresentante, non il produttore. L'agente immobiliare non vende case come se fossero sue (il musicista, il lavoratore, il venditore, non sono truffatori, rapinatori, assassini: la natura dell'essere umano è buona).
Non essendo necessario che il patrimonio sia di proprietà di una società, è insensato pretendere che i soci debbano spogliarsi non solo della disponibilità del loro capitale personale (vincolando il capitale allo scopo dell'impresa) ma perfino del loro naturale diritto alla proprietà (diritto reale). E ciò vale tanto nel perseguire lo scopo sociale, quanto per soddisfare (e quindi garantire) i creditori sociali.
La proprietà del patrimonio, essendo mezzo sufficiente ma non necessario, non può dunque essere attribuito alla società.
Tutti gli utili di spettanza appartengono ai soci. I soci lo dovrebbero sapere.
Allo stesso modo dovrebbero sapere, cioè essere informati che le “persone giuriche” non possono essere proprietarie di alcunché: infatti dove si immaginasse la società titolare del diritto di proprietà sul patrimonio, questo diritto sarebbe completamente svuotato di contenuto, come di fatto è oggi, solo che le conseguenze di questo svuotamento di contenuto, tocca poi alle tasche dei “soci”!
In altre parole: il socio deve divenire consapevole che la società, per la tipicità dello scopo, non può essere capace di interesse patrimoniale proprio, e quindi di diritti di proprietà. Oggi, ripeto, capita proprio l'opposto. Ed il cittadino, associandosi, cioè acquistando azioni, è turlupinato.
Credendo SUPERSTIZIOSAMENTE alle societarie proprietà patrimoniali, è reso “scientificamente” persuaso che il socio azionista, perdendo il diritto di proprietà - che viene acquistato dalla "persona giuridica" all'atto del conferimento della cosiddetta quota sociale - abbia poi in cambio il diritto di credito per una parte proporzionale del patrimonio sociale e degli utili.
Niente di più falso, dato che con questa superstizione si spoglia l'azionista, turlupinandolo completamente in due fasi: nella prima fase gli si toglie la proprietà, che viene attribuita alla "persona giuridica" all'atto del conferimento della quota; nella seconda fase lo si spoglia anche del valore creditizio del titolo attraverso le oscillazioni, manovrate in borsa dalla logica delle "persone giuridiche" stesse che, fino a prova contraria, è quella del "servirsi" e non del "servire". L'azionista così, dopo essere stato spogliato della proprietà del capitale, abbandona definitivamente il proprio patrimonio nelle mani del sistema bancario, che è appunto il sistema delle "persone giuridiche" per eccellenza, giuridicamente agenti senza responsabilità nel pelare i "polli", cioè persone concrete, scientificamente persuase dalle scuole elementari fino alle università, ad essere illimitatamente responsabili e succubi rispetto a persone astratte, dette "persone giuridiche" da responsabilità limitate da leggi “politicamente corrette”! In altre parole: illimitatamente responsabili e succubi ai "Signori" del "signoraggio".
Ciò può avvenire oggi solo in quanto il potere socioeconomico del minimo mezzo è surrettiziamente fatto entrare nelle coscienze come fattispecie giuridica, monopolio giuridico, mentre di fatto esso è essenzialmente un talento umano, generatore di economia e di cultura sane.


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